di Karen Weinreb
Bedford, New York. Nella villa a due piani regna il silenzio, a parte il ticchettio della pioggia che cade da ore. È mattina, tutti dormono, tranne Nora che sta preparando serenamente la colazione. È presto, troppo presto, perché qualcuno suoni alla porta. Eppure quel campanello sta suonando insistentemente già da un paio di minuti. Nora non crede ai suoi occhi. All'ingresso ci sono quattro uomini dell'FBI: sono venuti ad arrestare suo marito, Evan, trader finanziario. Ha rubato milioni e milioni di dollari, sono anni che lo fa. Basta un istante e il mondo di Nora crolla: non c'è più fiducia, né amore, né felicità, né soldi. Non le restano altro che dolore e solitudine, rabbia e delusione. E tre bambini da mantenere, ed è quasi impossibile senza più una casa, con tutti i beni pignorati e circondata dall'ostilità di quelle che un tempo credeva amiche. Ma in lei è rimasto qualcosa di prezioso, un dono che coltiva da anni, trasmesso di generazione in generazione dalle donne della sua famiglia. Fare dolci e pasticcini. Tutto ha inizio nella panetteria dove Nora lavora la notte. Un po' di sherry, burro, zucchero, marmellata di ciliege, crema pasticcera e una spolverata di cioccolato, e la torta millefoglie è pronta. In poco tempo tutti la vogliono. Con l'aiuto dell'unica donna che le sia rimasta vicina, Beatriz, la babysitter dei bambini, Nora apre una pasticceria. È un luogo un po' speciale, dove non si gusta solo un dolce e del buon caffè, ma si assaporano ricordi e si coltivano speranze, si dimentica il passato e forse si può anche amare di nuovo. Nora l'ha capito bene. Perché, a volte, basta la giusta dose di ingredienti, e i pasticcini possono far ritornare un sorriso, le torte ricoperte di fragole accendono il desiderio, la crema pasticcera far nascere la passione.
Prezzo di copertina: € 18,60
Pagine: 335
Titolo originale: The Summer Kitchen
Editore: Garzanti Libri
Moltissimi l’avranno pensato almeno una volta: quasi quasi mi licenzio, me ne vado, cambio vita. Ma nella maggior parte dei casi questo impulso resta privo di conseguenze, un pensiero isolato e di fatto inattuabile. Come si fa ad abbandonare il lavoro, il punto di riferimento più importante – dal punto di vista economico ma anche sociale e familiare – nella vita di una persona? Eppure la spinta al cambiamento non va sottovalutata. Può nascere da sentimenti negativi – ansia, frustrazione, senso di inadeguatezza – che però vanno ascoltati e indagati, perché portatori di un significato più profondo: spesso la vita che conduciamo non è adatta a noi. La crisi professionale può così diventare una grande opportunità di rinnovamento, una salutare ‘doccia fredda’ grazie alla quale ritrovare motivazione, forza e inventiva. 
